Riflessioni Settimanali - 15/2016

Italia Patria Infelix

Il Global Consumer Confidence Index di Nielsen 2015 indica l’Italia al 6° peggior posto su 61 Paesi (ma in miglioramento)

 


E’ uno dei tanti indicatori internazionali in cui ci classifichiamo agli ultimi posti. Di solito la nostra reazione è di disconoscere il valore dell’indicatore o trovare plausibili spiegazioni che nulla hanno a che vedere con l’oggetto dell’indagine. Nel caso specifico, Nielsen è un autorevole istituto di ricerche di mercato. L’indicatore analizza “job prospects”, “personal finances” e “intentions to buy”. Si potrebbe obiettare che come Italiani siamo abituati a lamentarci più di altri popoli sottoposti all’indagine, soprattutto se si considera che peggio di noi ci sono Venezuela, Serbia, Grecia, Ucraina e Corea del Sud, ovvero Paesi (ad eccezione forse della Corea del Sud) che stanno attraversando drammatiche crisi economiche e sociali. Vogliamo quindi dedurre che i consumatori Italiani sono talmente depressi da avere più fiducia solo degli abitanti dei Paesi citati? Va considerata la relatività del punto di partenza e della situazione attuale, dato che tutte le statistiche dimostrano il pesante calo dei consumi degli Italiani dal 2008 ad oggi. La fiducia dei consumatori è probabilmente una buona “proxy” per la felicità degli abitanti di un Paese. Sebbene infatti la misura della felicità sia oggetto di studi e dibattiti (per lo più fra economisti e sociologi) e non esista un indicatore di riferimento, dimostrare fiducia nel futuro attraverso il consumo è un sintomo di felicità (come dicevano i Fratelli Marx “la ricchezza non rende felici, figuriamoci la povertà”). Ma una persona oltre a essere “consumatore” è al tempo stesso “cittadino” e “risparmiatore” (oltre che produttore di reddito, ma quest’ultimo ruolo può essere visto come l’altra metà della medaglia dei ruoli di consumatore e risparmiatore). Se analizziamo questi tre ruoli, in Italia – nonostante la quantità di leggi - esistono poche tutele per il consumatore, per il cittadino e per il piccolo risparmiatore. Infatti, nonostante le varie autorità garanti e di controllo e le associazioni di difesa fare valere i propri diritti come consumatore è molto difficile. Come cittadini, la complessità delle normative, la lentezza della giustizia e la scarsa qualità dei servizi pubblici rispetto al cuneo fiscale ci rendono soggetti vulnerabili. Infine, per quanto riguarda i piccoli risparmiatori, i recenti misfatti di varie banche sono l’ennesimo esempio della scarsa protezione di cui godono. Gli Emirati Arabi –  già al 7° miglior posto nella classifica dell’indice Nielsen – hanno di recente deciso la creazione di un “Ministero per la Felicità”.  In Italia non penso che un governo lo istituirà mai. Intanto però le aziende e le banche migliori – quelle guidate da veri leader -potrebbero agire rispettivamente sulla tutela dei loro consumatori e risparmiatori senza dovere attendere l’intervento delle leggi. Sono comportamenti che hanno limitati costi ma che aumentano la capacità di attrarre e mantenere il cliente. E probabilmente di ridare un po’ più di fiducia agli Italiani con benefici effetti sulla loro capacità di consumo e risparmio.

AdM